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A cura di ANDREA CURTI

sabato 18 novembre 2017

RUGBY - Italia-Argentina 15-31: Un'ora di azzurro, poi dilagano i Pumas.

Si sapeva che l’Argentina non fosse le Fiji, che i Pumas rappresentino altra forza e sostanza rispetto agli isolani, che in termini di spazi i sudamericani non lascino nulla al caso. E le paure della vigilia, purtroppo, oltre ad una cabala che vedeva gli azzurri mai vittorioso con i sudamericani negli ultimi 10 anni, si sono puntualmente materializzate. L’Italia esce sconfitta 15-31 nel secondo test match (a Firenze) di questo novembre 2017 col rammarico di aver retto per un’ora all’onda d’urto argentina, grazie alla tigna del pacchetto di mischia e ai quattro calci di Canna e al drop di Violi, che hanno portato 15 punti in cascina ed una piccola illusione in testa. Poi, negli ultimi 20 minuti, con gli argentini oltre le zone di collisione bravi a mantenere il possesso dell’ovale, l’Italia ha ceduto di schianto, risultando senza energie fisiche sufficienti ad arginare i Pumas, implacabili al piede col man of the match Sanchez e nelle imbucate di Kremer e Tuculet. Intendiamoci, il match, o almeno la prima ora di match, si è basata sulla disciplina delle due squadre, con l'Italia brava in mischia ordinata ma in difficoltà nel'imporre il proprio territorio. Alla lunga però i Pumas sono venuti fuori per una miglior condizione fisica e allora l'ago della bilancia si è spostato in favore dei sudamericani. O'Shea, il cittì irlandese degli azzurri, si è detto soddisfatto della prova del suo XV e per certi versi gli si può anche dar ragione, ma per vincere un match al Six Nations 2018 ci vuole ancora un ulteriore step. Staremo a vedere, intanto sabato a Padova arrivano gli All Blacks: obbiettivo? Non prenderne troppi (di punti contro!).

giovedì 16 novembre 2017

RUGBY - Sabato a Firenze secondo test match degli azzurri: Italia vs Argentina pensando al successo col Sudafrica.

La vittoria sulle Fiji ha lasciato il segno, almeno in termini di formazione. Già perché il cittì irlandese O’Shea ha deciso di confermare il quindici vittorioso in quel di Catania lo scorso sabato, e quindi di riproporlo contro i più quotati Pumas argentini sabato a Firenze (ore 15, diretta in chiaro su Dmax). La novità più grande in casa azzurra è forse l’esclusione dell'esperto mediano di mischia Ugo Gori, al cui posto in panca siederà Tito Tebaidi. “Ma i ragazzi sanno che il titolare per il momento è Violi, quindi cambia poco chi va in panchina e chi in tribuna”, ha stigmatizzato O’Shea. Per il resto, “voglio vedere pazienza e precisione”, ha continuato il tecnico irlandese, “con le Fiji abbiamo commesso degli errori che gli argentini non perdonano, per cui bisogna alzare l’asticella, il livello del gioco. E guai a conceder loro punizioni, hanno almeno tre calciatori molto bravi anche da lontano”. La recente sconfitta con gli inglesi non ha scalfito la forza dei sudamericani, che partono favoriti in questo secondo test match del 2017; ma anche gli Springboks sudafricani lo erano, esattamente un anno fa sempre a Firenze. Poi è andata come è andata, con l’Italia a cogliere un successo storico. Chissà, sognare non costa nulla…

sabato 11 novembre 2017

RUGBY - Primo test match positivo per gli azzurri: Italia-Fiji 19-10, finalmente la vittoria.

Serviva una vittoria e questa è finalmente arrivata; così, dopo nove sconfitte consecutive, l'Italrugby torna a sorridere in un test match ufficiale e lo fa battendo a Catania le Fiji per 19-10 in una partita francamente brutta e condita da una serie innumerevole di errori tecnici, specie da parte degli ospiti. Ma agli azzurri tale affermazione resta importante, vuoi per il ranking (Fiji è nona, l'Italia quattordicesima) vuoi soprattutto per il morale, Sappiamo tutti che il cittì O'Shea sta cercando un quindici valido per il mondiale del Giappone 2019, per questo sta provando soluzioni nuove e alternative al capitale umano a disposizione. Intanto godiamoci il successo sui figiani, un successo che ha dato indicazioni discrete nel cammino della maturazione dei ragazzi italiani più giovani. Dopo il primo tempo chiuso in parità sul 10-10, l'Italia ha iniziato a gestire meglio l'ovale grazie a mischie, moule e difesa ad oltranza , andando a caccia degli errori altrui. E infatti tre calci a favore degli azzurri, intervallati da una espulsione temporanea del figiano Volavola, portavano nove punti in cascina, utili per tenersi a distanza da una eventuale meta trasformata dalle Fiji. Ma oggi non è aria, le Fiji, stanche e poco reattivi, alzavano bandiera bianca lasciando all'Italia il gusto dolce della vittoria. E ora sabato prossimo a Firenze secondo test match contro gli argentini: stavolta servirà ben altro per affermarsi.

venerdì 10 novembre 2017

RUGBY - Domani a Catania primo test match degli azzurri: Italia vs Fiji, vincere è l'unica medicina.

Adesso si fa sul serio. Il primo dei test match degli azzurri di O’Shea è previsto domani, sabato, a Catania (ore 15, diretta in chiaro su DMax)  contro le isole Fiji, e anche il coach irlandese si lascia andare ad una frase emblematica: “Ora bisogna anche vincere perché la gente lo vuole”.  Va bene il bel gioco, va bene l’inserimento di nuovi giovani in un ricambio generazionale che qualcosa sta dicendo (vedi i progressi delle franchigie Benetton e Zebre), va bene che non saremo mai ai livelli del gotha del rugby mondiale, va bene tutto, però contro squadre abbordabili come quella dei figiani bisogna portare a casa il risultato senza troppo cincischiare. E allora quindici azzurro pronto “alla morte” (sportiva, ovviamente): diverse le novità. Intanto a tallonatore ecco il 26enne emiliano Luca Bigi al posto del “senatore “ Ghiraldini. Mediana tutta nuova: con Allan infortunato e Gori in salamoia, sarà la volta della coppia “made in Zebre”, ovvero l’apertura Carlo Canna (per carità non un esordiente, ma uno in grande progresso, anche al piede) e il mediano di mischia Marcello Violi, di cui si dice un gran bene. Anche i due terzi della trequarti italiana proviene dalla fucina delle Zebre: centri i due Tommaso, Boni e Castello, mentre all’ala Bellini e Sarto, in forza al Glasgow, quasi intoccabile.  A parte capitan Parisse, avanti azzurri di scuola Benetton con Bram Steyn e Francesco Minto, mentre in seconda linea O’Shea ha pensato bene di inserire Dean Budd e Marco Fuser, e a piloni Andrea Lovotti e Simone Ferrari. Dei figiani si conosce la forza fisica e anche l’affinamento tecnico, dal momento che giocano tutti all’estero, per lo più Francia e Inghilterra. Sarà match duro, certo, ma da vincere, magari anche sporcando un ovale in touche o con una mischia confusionaria. Per una volta tanto il risultato è fondamentale.  

mercoledì 8 novembre 2017

INIZIATIVE - Per Eliseo Cultura dal 13 novembre all’11 dicembre: Il Manifesto del libero lettore.

Alessandro Piperno, il grande autore italiano, Premio Strega 2012, e la giornalista Annalena Benini conducono il pubblico del Piccolo Eliseo in Roma (Via Nazionale 183, ingresso libero), per cinque lunedì di seguito dal 13 novembre all’11 dicembre, attraverso i segreti della letteratura e con un’analisi di alcuni dei maggiori maestri della scrittura che diventano esempio di scuola.
13 novembre - Elogio del libero lettore: i libri di cui non possiamo fare a meno.
Se lo scrittore è minacciato da un mucchio di remore e divieti, il lettore ha solo diritti. Può aprire qualsiasi libro e se proprio non gli va a genio, chiuderlo al secondo capoverso e volgersi altrove. Ecco perché lo abbiamo chiamato il libero lettore. Si lascia guidare dal capriccio, dalla sete e dalla necessità. Il libero lettore è un dilettante, e come tale aspira al diletto. È il tipo che immergendosi in un’opera di narrativa non sta lì a interrogarsi sullo spazio che essa occupa nella storia letteraria; né si chiede se sia realista, vittoriana, modernista, tradizionale, sperimentale, di genere. Il libero lettore tralascia i proclami estetici dell’autore, le dotte postfazioni e i peana del risvolto di copertina. Cerca atmosfere, personaggi, buone storie, mica qualcuno che gli spieghi perché cercarle è un obbligo morale. La sola classificazione che lo interessa è quella che separa i romanzi che producono endorfina da quelli che fanno venire l’emicrania, i pochi che cambiano la vita dai troppi che non cambiano niente, se non talvolta l’umore.
20 novembre - Incipit, la bellezza di cominciare.
Un autore non dovrebbe considerare se stesso come un gentiluomo che offra un pranzo in privato o per beneficenza, ma come il padrone di una taverna nella quale tutti sono i benvenuti in quanto ospiti paganti. È il celebre incipit del Tom Jones di Fielding. Il suo genio audace e spiritoso lo porta a immaginare un romanzo come una locanda in cui gli avventori possono scegliere le pietanze più adatte al loro palato capriccioso. A noi, invece, piace immaginare i romanzi come un ricevimento elegante con un bel buffet. Scrivere un romanzo è come organizzare una festa: la cosa difficile è creare l’atmosfera. Nell’Ottocento i romanzieri erano molto attenti a mettere a suo agio il lettore: poltrone comode, cibo squisito, musica di sottofondo. In seguito una naturale evoluzione dei costumi avrebbe spinto i narratori a un’ospitalità meno convenzionale e più pirotecnica, ma questa è un’altra storia. Resta il fatto che un romanzo amato ti lascia nel cuore lo stesso sentimento di benessere di una festa riuscita: dopo qualche tempo tendi a dimenticare pressappoco tutto, se non il clima fatto di profumi, variazioni, colori. Indugiando sulla metafora gastronomica si può dire che gli incipit siano una specie di mise en bouche, lo stuzzichino con cui veniamo accolti nei ricevimenti eleganti. Biglietto da visita dello chef, serve a sedurci, ma non troppo, a stimolare le papille senza esagerare, a dare un primo piccolo saggio del viaggio che siamo pronti a intraprendere. Sbagliare lamise en bouche può essere fatale.  Così come sbagliare un incipit. Non tutti gli incipit sono uguali. Ci sono gli incipit sapienziali, gli incipit cinematografici, gli incipit icastici, gli incipit confidenziali, gli incipit pirotecnici e tanti altri ancora.
27 novembre - Vocazione: Stendhal contro Flaubert.
Mio caro amico, mi sembrate piuttosto amareggiato, e il vostro sconforto mi rattrista, perché potreste impiegare più gradevolmente il vostro tempo. Dovete, capite, giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di essere un po’ fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio! Troppo esercizio! Sissignore! L’uomo civilizzato non ha tanto bisogno di locomozione quanto lo pretendono lor signori i medici. Siete nato per fare dei versi, fatene! Tutto il resto è vano, a cominciare dai vostri piaceri e dalla vostra salute: ficcatevelo nella capoccia. Flaubert scrisse questa lettera a Guy de Maupassant il 15 agosto 1878, due anni prima di morire, avendo puntato tutto sulla letteratura, in odio alla vita. La vocazione però è anche quella di Stendahl, che ama la bellezza e scrive con lo stesso piglio con cui conversa: per intrattenere se stesso, gli amici e le donne che gli piacciono, e il giorno che non gli va di scrivere si mette a dettare. Ma allora, di che cosa è fatta la vita di un grande scrittore? Chiudersi in una cella, come fece Balzac a vent’anni, sedere allo scrittoio per conquistare il mondo: dimenticare Parigi, gli amici, la signora de Berny, e vivere con un’intensità da monomane. Il “brivido lungo la schiena”, che Nabokov ha cercato sempre, gli ha trasformato l’esistenza in un miscuglio di avvilimento ed esaltazione, una tortura e uno svago, duecento buone pagine l’anno, e la beatitudine di una frase, la commozione di un personaggio. La mia vita è la lotta fra l’impetuoso desiderio di scrivere e una serie di circostanze atte a impedirmelo, ha detto Fitzgerald dopo aver conosciuto Zelda. Indagine letteraria e mondana sulla lotta fra il desiderio e la volontà.
4 dicembre - Innamorarsi: le donne, il sesso e l’esaltante dolore dell’amore.
L’entrata in scena trionfale di Anna Karenina, con il piglio leggero di un film di Nora Ephron ma con quell’aura profetica che la rende drammatica: quanto ammiriamo, anzi amiamo la sfolgorante Anna, quanto vorremmo dirle di non alzare i suoi meravigliosi occhi grigi su Vronskij, e invece da molte pagine aspettiamo proprio quell’incontro, quell’esplosione di vitalità e di tragedia, e trepidiamo anche per lui che scende dal treno evitando di guardarla a lungo, come si fa con il sole. Tutti amano Anna Karenina, il mondo invece si divide fra chi disprezza e chi adora Emma Bovary, così volubile, carnale, frivola. La sua fine tragica verrà vendicata, molti anni dopo, da Daisy di Il grande Gatsby, la ragazza con la voce piena di soldi, la luce verde oltre la baia, vestita di bianco, che salta da una festa all’altra, da una decapottabile all’altra, e non andrà nemmeno al funerale di Gatsby. Con lei, dentro la malinconia struggente, Micòl Finzi Contini, in tenuta da tennis, così affascinante perché senza speranze, e quella scala a pioli appoggiata al muro del giardino che fa impazzire il protagonista del romanzo di Bassani. Donne vive, commoventi, ambigue, irrimediabilmente corrotte dalle moderne scuole miste, come Lolita di Nabokov. A loro i nostri amati scrittori hanno regalato il meglio, e soprattutto, che godimento, il peggio di sé.
11 dicembre - Scolpire il tempo: Proust e gli altri.
Si scrivono e si leggono romanzi per ingannare il tempo. Ma mica nel senso corrivo solitamente attribuito all’espressione. Anche se nessuno potrà negare che un ferragosto solitario voli via più lieve in compagnia di un romanzo, non è questo l’inganno che ci interessa. Bensì quello perpetrato a danno di noi comuni mortali dal tempo, al quale, da che mondo è mondo, opponiamo i non meno mendaci strumenti dell’arte e del racconto. I nemici in agguato, quelli da esorcizzare, sono sempre gli stessi: il tedio, l’oblio, la scomparsa ineluttabile di ciò che amiamo. La scoperta vertiginosa dello scrittore alle prime armi è la straordinaria flessibilità del tempo, la sua natura volubile e illusoria. Stendhal lavorò un paio di mesi su un libro che copre l’intera vita di un personaggio, Joyce ci mise anni a scrivere di un solo giorno, Broch ancor più per raccontare una notte. Del resto, anche al lettore piace crogiolarsi nelle poetiche ellissi che scandiscono le stagioni nei romanzi ottocenteschi: “Arrivò la primavera”, “Giunsero le prime piogge”, “Il Natale passò lieve, allegro e innevato come certi sogni dell’infanzia”. Per capirlo basta rivolgersi a Proust. Nessuno prima e dopo di lui ha saputo creare una sinfonia del tempo altrettanto amara e struggente.

venerdì 3 novembre 2017

TEATRO - Al Piccolo Eliseo di Roma dall'8 al 12 novembre: "Pugni di zolfo", rabbia di una infanzia negata.

Da mercoledì 8 novembre sino a domenica 12, il Piccolo Eliseo di Via Nazionale in Roma ospita “Pugni di zolfo”, ispirato da una poesia di Ignazio Buttitta poeta di Bagheria,  scritto, diretto e recitato (in un siciliano comprensibilissimo) da Maurizio Lombardi. E’ la storia di Vincenzo Barrisi, un pugile che ha appena finito un match durissimo contro l’americano. Nel silenzio del suo spogliatoio fischietta una canzone, la ninna nanna di sua madre e ricorda, ritorna a quando era bambino nella sua Sicilia, un pugno di terra strappato al sole. La nonna, seduta sotto la veranda con lo sguardo lontano, fisso, verso le miniere di zolfo; la sua fuga da Picciriddu aiutato dalla mamma per sottrarsi alla discesa nell’inferno della zolfara dove i “carusi”, bambini di sette-otto anni, si spezzavano la schiena per portare in superficie lo zolfo, la nuova “ricchezza” della Sicilia di fine 800.
“Pugni di Zolfo” è semplicemente una storia che porta dentro di sé la rabbia di un’infanzia negata e diventa una fiaba quando racconta di due bambini che immaginano il mare, le acciughe, tirano i pugni e sognano l’amore che non hanno mai vissuto.
Nello spettacolo il corpo viene usato come strumento narrativo e la parola si fa vera, sanguigna, viscerale. La scena, scarna, viene riempita dall’attore, il quale interpreta più personaggi che trascinano lo spettatore in un viaggio all’interno di un budello di terra fatto di sangue e fatica.
Formatosi con Franco Di Francescantonio, con l’Arca Azzurra di Ugo Chiti e con l’attrice americana Ivana Chubbuck, Maurizio Lombardi è stato definito dalla stampa un autentico mattatore, fisico agile e sguardo alla Buster Keaton, attore comico e drammatico dallo stile anglosassone (La Repubblica) e ancora un attore versatile e di talento, particolarmente capace di tenere la scena da solo con grande trasporto emotivo del pubblico… un artista sensibile, appassionato, energico e vitale che riesce con la stessa naturalezza e forza a rappresentare la comicità o il dramma… il suo uso del corpo come strumento narrativo catturano tenacemente il pubblico trasportando lo spettatore nella dimensione della storia che di volta in volta racconta (Corriere Fiorentino).
La sua forza è il silenzio, la mimica, il linguaggio del corpo: “Uso il corpo per far ridere – racconta – ho sviluppato un personale studio sulla fisicità come strumento narrativo. Il mio è un umorismo che evita la macchietta, la barzelletta, la caricatura. Lo stile è anglosassone. Parlo dell’incomunicabilità che si ha proprio nell’era della comunicazione con internet, facebook, i cellulari. Mi diverto a mostrare il grottesco della moderna famiglia italiana, divisa tra problemi esistenziali e cultura televisiva. Mostro personaggi assurdi come padri immaturi e nonni che navigano su internet e sognano i reality show”.

Lo spettacolo, ospitato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2013, ha una durata di 70 minuti per un unico biglietto a 20 euro.

INIZIATIVE - Gran successo nei Parchi Costa per halloween: Paura esorcizzata tra streghe, zombie e giudici delfini.

Monumenti, delfini, rapaci e squali abbinati a un “tocco” di horror hanno portato migliaia di persone ai parchi Italia in Miniatura, Oltremare Riccione e Acquario di Cattolica fra il 31 ottobre e il 1 novembre.
Nonostante una festività compressa a metà settimana, l’ottimo meteo e la prospettiva di vivere una giornata da brivido, i parchi sono stati presi d’assalto dalle famiglie.
A Oltremare, laboratori per bambini, un divertente show  dove gli spaventapasseri prendono vita, la magia della Laguna con i bimbi protagonisti di una sfilata curiosa che ha avuto nei delfini i giudici d’eccezione. Il verdetto? Un poderoso colpo di coda che ha decretato i due vincitori, oltre ad “annaffiare” buona parte della platea. A sorpresa sono comparse le streghe più “cattive” e iconiche di tutto l’universo delle fiabe:  Ursula, la Malvagia Strega dell’Ovest e Malefica hanno stuzzicato, divertito ed entusiasmato la platea.
A Italia in Miniatura grande successo per un’inedita Marcia degli Zombie, in collaborazione con ZombieNotDead,  trasformata in un animatissimo gioco a squadre lungo tutta l’Italia con gli inquietanti non morti inseguiti da centinaia di bambini armati di vaporizzatori a simboleggiare la “cura”. Paura esorcizzata e un parco miniature diventato teatro di una battaglia acquatica, con veri assedi e zombie costretti alla ritirata. Gran finale con il Musical Horror Show in Piazza Italia che ha fatto ballare grandi e piccini. A disposizione del pubblico c’erano sei truccatori professionisti – fra i quali la riminese campionessa mondiale  Arianna Barlini – che per tutta la giornata hanno truccato gratuitamente i partecipanti.
All’Acquario di Cattolica le “streghe” provenienti dalla Notte delle Streghe di San Giovanni in Marignano, hanno reso i percorsi antri misteriosi nei quali le creature del mare hanno giocato un ruolo chiave diventando o mostri marini o fatate creature degli abissi, secondo la fantasia dei visitatori.
Nel mese di novembre, i parchi mettono da parte eventi e attrazioni per inaugurare l’esercizio invernale: per Italia in Miniatura apertura il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 16.30, per  l’Acquario di Cattolica, apertura la sola domenica dalle 10 alle 18, mentre Oltremare, chiuso per tutto novembre, riaprirà in occasione del Ponte dell’Immacolata.
Per ulteriori informazioni, www.italiainminiatura.com, www.acquariodicattolica.it, www.oltremare.org.